Elisabetta Mazzullo: Dentro l’Otello di Mehta e Binasco

Elisabetta Mazzullo, milanese di nascita ma rodigina di adozione racconta l’esperienza fatta al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in qualità di assistente alla regia di Valerio Binasco per la messa in scena di Otello di Giuseppe Verdi, con la direzione d’orchestra di Zubin Mehta. La registrazione dell’opera è andata in onda su Rai Cultura sul canale Rai 5 lo scorso lunedì 30 novembre 2020.

“Fare da assistente alla regia di un’opera lirica è un viaggio. Ma di quelli emotivi. Su un ottovolante emotivo, per essere precisa.  

Si può passare da giornate calme in cui si prova in una stanza con il parquet a terra, e si è in 4: tu, il regista e i due solisti del duetto di una certa scena e lì tutto è miele e libertà espressiva e ricerca e tempo a disposizione. E poi si passa a giornate impietose, in cui in platea sono in 20, tra cui sovrintendente, direttore, presidente, cantanti del coro e voci bianche e non hanno nessuna intenzione di perdere tempo, mentre sul palco ci sono i solisti, che di tempo non ne perdono mai, e ti dicono “che atto si prova adesso?”. E oltre a questo esercito, ci sono altre 15 persone sul palco che ti fanno domande molto precise e a cui devi rispondere possibilmente subito. E dico 15 per dire, ma sono di più, e sono tutti maestri di musica, diplomati, con lo spartito in mano ma tanto la sanno a memoria l’opera, molto meglio di te.

E tutti hanno una funzione specifica: far partire un effetto, far partire una cantante, dirigere due trombe fuori scena e chissà cos’altro.

Ecco, persone belle toste. E le loro domande, precisissime, ti arrivano addosso come aria fredda quando guidi col finestrino giù: “il carro entra sulla prima o sulla seconda battuta del primo sistema?”, “il vaso il regista lo vuole di vetro lungo e stretto, o va bene un cestino di vimini?” “Hai scritto le note di regia per Jago del terzo atto?” “Otello si sposta alla colonna 2, dopo che ha cantato -l’empio mi irride” o prima? -” E tu impazzisci.

Ma nonostante tutto questo, tieni botta. Perché è un mondo stupendo.

Entrare ogni giorno durante questo mese, in un teatro enorme come quello del maggio musicale Fiorentino, vuoto ma pieno di scale, di porte, di sale prove, di corridoi e sopra ogni cosa, di suoni è stata un’esperienza speciale. Mi ha fatto assaporare i dettagli di un luogo che, come un grande “animalone” addormentato, sta aspettando di ricevere il suo pubblico, per accogliere di nuovo le persone con cui condividere l’arte.

E mi sono emozionata all’idea che fuori di lì tutto è fermo ancora per un po’ e, nonostante questo, qui c’è un brulicare di maestranze attente a pettinare, cucire, spostare oggetti, costruire pareti, inventar modi per far brillare una luce, muovere un tasto per migliorare un taglio in scena.

E poi arrivano i musicisti, si accordano senza nemmeno parlarsi, con serenità, con abitudine, quella di chi suona ogni giorno, si allena per ore. E poi i cantanti, che da soli dei loro camerini bianco panna si scaldano la voce, e non vogliono essere disturbati. Mai!

Un mondo sconosciuto per me, magico ma anche pieno di tensione: quella di dover dimostrare di essere all’altezza, di molti.

Primo fra tutti l’autore dell’opera, in questo caso Giuseppe Verdi; poi di un direttore della caratura di Zubin Mehta e per finire della regia di Valerio Binasco, che ha una grande e illuminata esperienza nella prosa sia come attore che come regista e che ora si trova qui per la seconda volta al Maggio Musicale Fiorentino a muoversi tra le note e le scene di Otello.

Valerio Binasco lo conosco da un po’ di anni ma in genere sto dall’altra parte, sul palco, come attrice, a farmi dirigere e a farmi scardinare, per scoprire in che mondo andare. Ora invece devo stare nella poltrona a fianco, in ascolto di quello che gli arriva o anche di quello che non gli arriva, per dargli spunti, segnarmi i suoi, parare i fulmini a ciel sereno che arrivano e ti stroncano, e non dimenticare mai nulla di quello che accade per poterne riparlare dopo. E avere bene in mente tutto quello che deve accadere in scena perché la macchina deve andare bella dritta nella direzione che si è scelta.

E il 30 novembre si è andati in scena, anche se non del tutto: in una platea vuota, picchiettata di macchine da presa, pronte a portare lo spettacolo a più persone possibile. E noi, assistenti, macchinisti, parrucchieri e parrucchiere, costumisti e costumiste, scenografi e scenografe, regista, tutti dietro le quinte a emozionarci e a sperare che l’emozione arrivasse anche nelle case di ognuno. La televisione ha dato un piccolo spunto, non sostituirà ma l’esperienza del teatro dal vivo.

Ma intanto è stato un modo per far sognare. Almeno un pochino.

Elisabetta Mazzullo. Attrice, cantante, musicista

Elisabetta Mazzullo nasce a Milano nel 1982. Sin da giovane coltiva la passione per la musica che la porta a studiare pianoforte e oboe al Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo e a cantare in diverse formazioni corali.

Con le sue compagne rodigine fonda il quintetto femminile a cappella LE BRUIT con cui si esibisce per alcuni anni in numerosi eventi. Il gruppo collabora inoltre con La Marmaja per il brano Vuoti dal cd Puntamaistra e con la Banda Osiris.

Sempre in giovane età l’interesse per le diverse espressioni artistiche l’avvicina anche al mondo del teatro e, dopo la laurea in filosofia, decide di dedicarsi interamente alla recitazione. Partecipa al Sogno di una notte di mezza estate portato in scena dalla compagnia vicentina La Piccionaia ma il punto di svolta è rappresentato dall’iscrizione alla Scuola del Teatro a l’Avogaria di Venezia, diretta da Riccardo Bellandi che per Elisabetta diventa un punto di riferimento fondamentale nel percorso di crescita umano e professionale. Nel 2010 Elisabetta entra nella scuola del Teatro Stabile di Genova e, appena diplomata, viene scelta per lo spettacolo Il Tartufo di Molière messo in scena da Marco Sciaccaluga con un cast di nomi celebri come Eros Pagni e Tullio Solenghi. A questo spettacolo, portato in tournée dallo stesso Teatro Stabile di Genova, segue Amadeus diP. Shaffer con Tullio Solenghi e la regia di Alberto Giusta.

Recentemente ha lavorato in Le prénom – Cena tra amici di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière, regia Antonio Zavatteri, e in Kitchen di Arnold Wesker con la regia di Valerio Binasco.

Ha curato la regia dello spettacolo Banana Split, liberamente ispirato a un racconto di Tobias Wolff, di cui è coautrice anche per il testo e le musiche insieme all’attore Davide Lorino, e dello spettacolo Mors tua vita mea, all’interno della rassegna nuova drammaturgia allo Stabile di Genova.

Per la televisione ha lavorato in Rai nella serie TV Rocco Schiavone, regia di Michele Soavi.

In questi anni ha continuato a coltivare la passione per la musica con fine spirito creativo e di ricerca, componendo colonne sonore per spettacoli andati in scena nei teatri Ambra Jovinelli ed Eliseo di Roma e in un progetto di spettacoli musicali con il BETTEDAVIS duo, di cui fa parte insieme all’attore e compagno Davide Lorino.

Prima dello stop agli spettacoli dal vivo causa Covid-19 era in tournée con il Teatro Nazionale di Torino nello spettacolo Arlecchino servitore di due padroni di C. Goldoni con la regia di Valerio Binasco.

Nell’ultimo mese di novembre 2020, è stata assistente alla regia per l’opera Otello di G. Verdi, diretto dal maestro Zubin Mehta con la regia di Valerio Binasco, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Lo spettacolo è andato in onda in prima visione il 30 novembre su RAI CULTURA tramite il canale RAI 5.

Prossimamente curerà la regia del progetto 10mg della giovane autrice italiana Mariateresa Berardelli; la produzione, che vede un cast formato da attori giovani e di particolare talento, sarà del Teatro Nazionale di Torino. Il testo andrà in scena nel 2021 non appena riapriranno i teatri.